IL GIOCO DEL DIPINGERE

Atelier la puntina

Si crede che con un pennello in mano il bambino impari a dipingere; da Puntina, con un pennello in mano il bambino impara a essere! 

L’atelier del Gioco del dipingere la Puntina non è un corso di pittura, è un gioco messo a punto da Arno Stern; è adatto a tutti, indipendentemente dall’età, dalla cultura dall’esperienza e dalle capacità. Un gruppo di 6-10 persone di età diverse dai 3 ai 100 anni, si riunisce una volta a settimana per un’ora circa.


L' atelier la Puntina è realizzato secondo i criteri del "Closlieu" di Arno Stern. È un luogo unico dove regnano calma e benessere. È un luogo protetto, dove non ci sono giudizi, confronto, valutazione, competizione, paura di sbagliare, ansia da prestazione, stress e pressioni psicologiche. Nessuno insegna, impone un tema, corregge o interviene, così ognuno può condurre il suo gioco in piena libertà, sostenuto da regole e disciplina. 


“Felice come un bambino che dipinge” è il titolo di uno dei libri scritti da Arno Stern. Nessun titolo poteva essere più azzeccato.

Un bambino che dipinge libero da sovrastrutture, competizione e giudizi, è un bambino felice, che si cala totalmente nel suo gioco, non si preoccupa del giudizio o della valutazione degli altri, crede in quello che fa, si sente capace e ha fiducia in se stesso. Un adulto che dipinge nel atelier la puntina torna a questa dimensione mentale di gioco, di entusiasmo e di intensità. 

Il gioco del dipingere

Ognuno dipinge sul suo foglio (bianco) ciò che desidera, senza alcuna interferenza esterna. Lascia andare il gesto della mano sul foglio attraverso l’utilizzo di pennelli e colori a tempera. Ciò che accade non appartiene all’arte e proprio per questo permette la massima libertà espressiva: non ci sono un destinatario o un osservatore esterno.


È un momento speciale, in cui grandi e piccini giocano insieme, ognuno sul proprio foglio; condividendo spazi e strumenti e relazionandosi tra loro senza confronto né competizione.

Il gioco del dipingere non ha uno scopo terapeutico ma, da sostegno alle facoltà che ci guidano all nostro sviluppo e rinforzo della personalità.

La servente

Mi chiamo Lucie Bertschinger mi sono formata e certificata nel 2017 presso il Centro di Arno Stern a Parigi e ho avuto il piacere di conoscere Arno Stern di persona.  Sono la servente del gioco del dipingere definito “praticien” da Arno Stern. 

Mi dedico totalmente a chi dipinge, sostenendolo nell’utilizzo degli strumenti ma non interferendo mai con ciò che dipinge: non impongo un tema da sviluppare, uno spazio limitato, non offro spunti e non dò suggerimenti, non giudico e non valuto.


La servente ha un ruolo fondamentale: protegge ogni persona dalle interferenze esterne e da tutto ciò che ostacola la libertà di tracciare come per esempio il giudizio, la competizione, il confronto. Si relaziona personalmente con ognuno, con amore e pazienza. 


Consapevole che il rigore dà ad ognuno sicurezza e piacere ed è necessario per favorire la libertà, rende chiare e comprensibili fin da subito le regole, basate sul rispetto degli altri e degli strumenti. Operativamente aiuta le persone ad utilizzare gli strumenti in modo ottimale, attacca i fogli con le puntine, raccoglie le gocce di colore, aiuta a sperimentare nuovi colori, fornisce sgabelli o scalette per permettere di dipingere all’altezza giusta e prepara la misture di colore che vengono richieste.


Il mio compito è di creare un atmosfera piacevole e naturale in modo che tutti si sentano al loro agio e possano esprimersi liberamente.

La servente ha “innumerevoli braccia e occhi dappertutto”

Arno Stern

La nascita del gioco del dipingere

Arno Stern nasce a Kassel nel 1924, nel 1933 emigra in Francia con i propri genitori e si trasferisce a Parigi nel 1946. In quell’anno gli fu affidato il ruolo di educatore presso un istituto per orfani di guerra. In quell'occasione, ebbe l'intuizione di proporre la pittura ai piccoli ospiti dell'istituto. Nel 1949 a Parigi, nel quartiere Saint Germain-des-Prés, creò un Atelier che definì Closlieu per continuare l'attività intrapresa precedentemente con gli orfani ed estenderla.


In 70 anni di studi e ricerca, con 700.000 disegni, Arno Stern dimostra che l’essere umano traccia in risposta ad una necessità. I bambini “disegnano” per rispondere ad una necessità profonda, non per fare arte, né per comunicare. Stern parla di una necessità organica: la necessità di manifestare la memoria dello sviluppo dell’organismo, dal concepimento. Solo recentemente anche le neuroscienze hanno iniziato a parlare di “memoria cellulare”.

Questa manifestazione, che ha definito Formulazione, si esprime solo nella misura in cui un bambino non viene condizionato dall’adulto con dinamiche ed elementi che lo confondono. Il bambino accede alla Formulazione secondo una manifestazione programmata che non può essere diversa da così. Il bambino deve essere lasciato libero di tracciare, solo così tutto sarà in equilibrio.


La Formulazione non è propria di un ambiente socioculturale o etnico particolare. Arno notò che i bambini di tutto il mondo disegnano le case in un certo modo (col tetto spiovente anche se vivono in capanne o negli igloo), rappresentano le mani con 7/8 dita, tracciano cerchi, scalette, puntini, vortici.

Link video Arno Stern

Essere liberi, attori di se stessi e autentici

Il bambino libero di tracciare ha la possibilità di sviluppare una sicurezza che lo rende autonomo. Risponde a ciò che accade in modo spontaneo e gioca con infinite possibilità, non contempla il suo lavoro come fa un’artista. Le figure che compaiono passano attraverso il suo corpo, sono parte di lui. Non ha bisogno dell’approvazione degli altri o di compiacerli. Ciò che si impone attraverso la “Traccia Naturale” sa di poterlo fare, non fa niente di più e niente di meno di quello che è nelle sue possibilità: tutto è in equilibrio!

Può così mettere in moto quei meccanismi mentali che lo renderanno protagonista di ogni sua azione durante tutta la vita. Lo spazio bianco del suo foglio che può arrivare a dimensioni enormi e tutti i colori che può creare gli permettono di giocare all’infinito con ciò che vuole e desidera. Non ha bisogno di input da parte dell’adulto.


Con la costanza e la continuità può sviluppare la capacità di gestire la sua vita e di realizzare se stesso, perché il gioco (nel più alto valore del suo significato) sarà la sua forma mentale.


Ognuno può essere unico ed incontrare gli altri senza competizione né paragoni. Non ci sono avversari da sconfiggere, non ci sono i bravi e i meno bravi.

Ognuno è se stesso e si relaziona con gli altri in modo autentico e spontaneo.

CORSI & ISCRIZIONE

L’atelier del Gioco del dipingere la Puntina non è un corso di pittura, è adatto a tutti, indipendentemente dall’età, dalla cultura, dall’esperienza e dalle capacità. Un gruppo di 6-10 persone di età diverse dai 3 ai 100 anni, si riunisce una volta a settimana per un’ora circa.


Il Gioco del dipingere ha senso solo se viene svolto con regolarità (una volta alla settimana) e con continuità a lungo termine (almeno 1 anno), perché viene messo in moto un importante processo, che non può essere interrotto. Pitturare una prima volta o una sola volta può essere piacevole, ma non è per nulla significativo.


Nell' Atelier del gioco del dipingere si vive un’esperienza nuova fine a stessa, non si produce qualcosa e nemmeno si fa per dimostrare qualcosa. Nessuno deve mai fotografare o mostrare i dipinti, altrimenti questo diventa un oggetto di comunicazione come nell’arte che non permette alla “Formulazione” di manifestarsi. Per questa ragione i dipinti rimangono per sempre nell' archivio del Gioco del dipingere.


Su richiesta dopo un anno si possono riguardare i dipinti nell' Atelier La Puntina.

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Inizio corsi a partire da settembre. 

I giorni e i orari da definire secondo le

esigenze degli interessati. 


Costi

10 sedute 250.-  (25.- a seduta)

15  sedute 300.- (20.- a seduta)

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